“La playa del silencio”

” La playa del silencio ”

“Parabàrabarabapà..parabàrabaparabapà..” Laura si stava assopendo con la dolce brezza marina tra le palme che orlavano la splendida baia ricoperta di una sabbia bianca finissima, quella melodia portata dal vento gli sembrava familiare, sembravano trombe, il ritornello era un po’ un tormentone ma faceva molto di festa locale, non se ne curò, si rituffò nell’acqua turchese, in poco tempo sarebbe arrivato il suo lui. Francisco era felice della scelta, dopo un duro anno di lavoro nell’officina del fabbro, aveva bisogno proprio di un sano relax, come anche le sue orecchie che, nonostante erano spesso coperte dalle cuffie, non reggevano più tanto bene allo stress del rumore, quello era il posto ideale, Laura aveva colto nel segno. Avevano messo via i risparmi di un anno per andare sin laggiù a sposarsi, il posto lo avevano visto in uno di quei programmi di viaggio alla televisione, altre coppie ci erano già andate, per lo più italiani, Playa silencio si presentava come un paradiso tropicale e poi non aveva quei fastidiosi bar con musica a tutto volume sulla spiaggia, insomma quello che desideravano per stare tranquilli. Lo chiamavano El ciuccia,, era un immigrato italiano che sbarcava il lunario suonando con la sua orchestrina itinerante nei posti turistici del sud del Mexico,di solito però le sue apparizioni duravano poco perché i carabinieros locali lo allontanavano spesso per molestie rumorose segnalate da qualche turista. Fondamentalmente era un genio incompreso, la sua musica non era poi malvagia, trametteva allegria, ma dovevi aver bevuto almeo 4 o 5 tequila. A Playa silencio non era ancor arrivato, lì i controlli erano molto frequenti, al massimo si vedeva qualche venditore ambulante come El tribulas che vendeva sombreri di cartongesso o come el verdureros, altro meticcio mezzo italiano che cercava di piazzare le sue papaie vicino agli scogli, ma erano tranquilli. I due guardiani della spiaggia rastrellavano la zona alle prime luci del giorno. “Ohie amigo, tiengo que cambiar l’agua a les olivas” esclamò Enriquez verso il collega, un certo don tarci, il quale completamente diverso dal primo, controllava minuziosamente ogni granello di sabbia che non fosse fuori posto mentre l’altro, l’Enriquez si distraeva troppo spesso al passare di natiche femminili, in più alle volte lasciava passare qualche locale previa una piccola mancia. Alle nove del mattino già diversi turisti praticavano jogging sul litorale, c’era sempre un tipo molto curato, un edone di origine polacca, si ricopriva di gel che faceva risaltare una muscolatura invidiabile, almeno sino alla pancia, da lì in poi si notava un certo rilassamento, Laura sorseggiava la sua spremuta di frutti della passione ma si sentiva un po’ inquieta, mancavano due giorni al matrimonio, lo avrebbero consumato sul bordo meridionale della baia, una struttura di bambù tra le palme di cocco dove ci potevano stare anche un centinaio di persone, davvero un sito eccezionale per pronunciare il fatidico sì. “Parabàrapaparabapà…parabapàraparaparapà….he eh ! ” a quel suono il gendarme Octavio scattò come una molla, stava facendo una siesta vicino al villaggio turistico ma si destò annusando la preda, lo rincorreva da una settimana, El ciuccia per lui era un pericolo pubblico, gli era già sfuggito in due occasioni, era più veloce di lui ma stavolta voleva prenderlo di sorpresa. Si nascose dietro un cactus e vide solo don tarci che scrutava l’orizzonte con un binocolo, El ciuccia non poteva essere passato di lì. ” Vamos vamos Enriquez , te pago tequila, venga venga, solo una oras en la playa vamos ! ” Enriquez si guardò intorno non c’era nessuno e lo lasciò entrare dalla staccionata, lui fece un cenno di approvazione e tirò fuori subito la tromba, poi quatto quatto si diresse alla baia, pullulava di turisti,gli spuntò un sorriso sotto i baffoni. Laura stava raccogliendo conchiglie in riva al mare, ad un certo punto si vide arrivare incontro un uomo con tanto di poncho e sombrero, lui sorrise ed estrasse la trombetta, in men che non si dica suonò il tormentone saltando come una molla, lei si piegò in due dallle risate, poi lo vide stramazzare al suolo, Octavio il gendarme lo aveva steso con un randello di bambù, gli strinse le manette ai polsi. “Signore, per favore lo lasci, non ha fatto niente di male” disse Laura guardando il povero suonatore a terra, ” Ma seniora el tio es una calamidad ! no tiene creanza !” ribattè Octavio. Laura strinse le spalle ed esordì quasi supllicandolo ” La prego…mi piace la sua musica e…mi piacerebbe che suonasse per il mio matrimonio domani…la prego” El ciuccia non credette alle sue orecchie, il gendarme lì per lì non seppe cosa fare, era finalmente riuscito a catturarlo ma quella giovane donna le chiedeva di liberarlo. ” Seniora, no tiene idea que va a pasar! ” ma Laura fece gli occhi dolci e Octavio mollò la presa, alle volte la fortuna ti passa accanto e non la riesci ad afferrare, invece per la sfiga non devi fare niente, ti salta addosso…. Mentre il gendarme Octavio si allontanava scrollando le spalle, El ciuccia rimase impalato per un pò incredulo, poi con un filo di voce sussurrò: “Grazie…ma io..” Laura a sua volta:”ma lei non è messicano..” “vede io vivo qui da un pezzo ma…gli italiani come noi non li vedono di buon occhio,…forse perchè abbiamo troppa fantasia, chissà..” Laura allora quasi si commosse e gli ribadì l’intenzione di invitarlo il giorno seguente per rallegrare la cerimonia con la sua musica, naturalmente non dovette pregarlo a lungo. la sera laura disse al suo promesso sposo che aveva trovato l’orchestrina giusta per la festa, lui si complimentò con lei, si fidava ciecamente delle sue iniziative, si immaginava già la festa, chiuse gli occhi. La mattina seguente, Laura si era svegliata prestissimo, le sembrava addirittura di non aver dormito, forse aveva semplicemente sognato ad occhi aperti, francisco dormiva ancora, grazie anche al fatto che aveva dei specie di tappi nelle orecchie, un abitudine che non riusciva ad eliminare, soffriva grazie al suo lavoro di disturbi audio-allucinatori, a volte il rumore lo portava ad una sorta di schizzofrenia e paura, ma in quel posto non doveva temere, almeno sino a quel giorno. Come tutte le mattine un vascello caratteristico attraccava a poche decine di metri dalla baia, era una altra attrazione turistica, invenzione guardacaso di un italiano che impersonava il famoso Capitan uncino della favola, portava le famiglie con i bambini all’isoletta di fronte, l’imbarcazione era davvero bella con pupazzi raffiguranti i pirati in cartongesso. Laura era proprio lì quando scese l’omonimo capitano, anche lui aveva dei baffoni appariscenti e anche lui aveva un 69 tatuato sul braccio, quel segno lo aveva già visto dipinto su altri personaggi della baia, aveva una strana impressione, come se tutte quelle persone che aveva conosciuto facessero finta di non avere a che fare tra di loro, ma che invece avessero avuto un passato in comune, mah.. ” Olà seniorita ! quiere un sombrero?” era El tribulas, ma il capitano lo mandò via con un cenno della mano in malo modo. ” Ma no non faceva nulla! ” disse Laura, “Sì signora ha proprio ragione, costui non fa proprio nulla, al massimo rompe le scatole” ” Ma…anche lei è italiano?” ” Eh sì, siamo in diversi qui a Playa silencio, anche quello là vede la in fondo?” Laura si girò e vide un omino che gonfiava piccole mongolfiere col gas elio, era un po’ brizzolato, sulla cinquantina e anche lui portava quel numero sul berrettino. Erano quasi le otto del mattino, era ora di tornare nel bungalow, Francisco si sarebbe svegliato da lì a breve, mentre ritornava le si avvicinò il guardiano : ” Qualcuno per caso le ha recato disturbo?” chiese gentilmente donl Tarci mentre controllava se le foglie della siepe fossero tutte rivolte verso il mare, “Ma no, anzi!, sono tutti così simpatici qui..” El tarci sorrise educatamente e girò i tacchi per vedere se il compare Enriquez non si fosse distratto ancora con quella signora milanese, lui come tanti altri non era realmente interessato al lato sessuale della faccenda ma cercava di trovare la sponda buona per ritornarsene in Italia, quasi tutti lì erano naufragati dalle loro vite, ma dopo un pò avrebbero voluto fare ritorno, solo uno sino adesso era riucito, era El pantunas, vendeva quadri sulla playa, un giorno si nascose in una cambusa di una nave in partenza ma si dovette appiattire così tanto, che quando arrivò in Europa lo scambiarono per un quadro, ora si trova nel museo del Louvre a Parigi. Francisco era già vestito, non vedeva l’ora di festeggiare il loro matrimonio, laura era sorpresa, non si aspettava di vederselo già così pronto, allora gli disse di aspettarla in spiaggia, le donne si sa hanno bisogno del loro tempo e la loro intimità. Enriquez controllava i bigliettoni che gli aveva dato El ciuccia per farlo entrare, gli aveva regalato anche una vecchia bicicletta arrugginita di origine italiana, la data raffigurava un 1972, non male da queste parti. Francisco si diresse verso gli scogli, per ingannare il tempo voleva cercare quelle enormi conchas per portarne una alla sua lei, subito dietro il grande scoglio sorprese il giovane polacco sudatissimo dopo il quotidiano jogging che si stava divorando un platò di tacos e tortillas, più o meno l’equivalente di cibo per sfamare un campo profughi di cento persone, fece finta di non averlo visto e proseguì con un leggero senso di nausea. Arrivarono le 11, mancava solo un ora alla cerimonia e molti invitati erano già arrivati, chi sorseggiava succhi di frutta tropicale e chi era già cocktail alcoolici, erano quasi tutti italiani ospiti della struttura turistica che la coppia aveva conosciuto durante il soggiorno. Il capitano del vascello quel giorno aveva poco da fare e allora non trovò niente di meglio che schiacciare un pisolino sotto una palma, dopo sarebbe andato anche lui alla festa, era stato invitato anche lui, naturalmente vestito da capitan uncino, aveva avvertito la moglie con i suoi nove figli a casa che sarebbe tornato più tardi. Tutto era pronto ormai, anche il prete dell’iglesia locale era giunto, pareva un tipo molto allegro, l’enorme mantello colorato tradiva da una parte la vista di una bottiglia di rhum, ma la portanza sembrava ancora dignitosa. Enriquez passeggiava nervosamente lungo il litorale, ancora più teso pareva il suo compare, donl tarci non approvava le facili iniziative di Enriquez, lui in simili occasioni, quando anche la policia locale era presente non avrebbe fatto entrare nessun ambulante, ma ormai doveva solo accettare la situazione, sperava solo che tutto sarebbe filato liscio. Gli sposini stavano in posa davanti all’acqua facendosi immortalare da una fotografa, che poi avrebbe fatto parte dell’orchestrina del Ciuccia da lì a poco, il buffet era davvero ricco con ogni ben di Dio e, tutti compreso l’immancabile magnate polacco ne stavano approfittando. Prima che il prete quasi completamente fradicio iniziasse la sua pappardella entrò in scena El ciuccia e la sua piccola band, la gente presente ebbe appena il tempo di rendersi conto di cosa succedeva, ma fu già troppo tardi. “Parabàrababarabapà..parabàrabarabarapà..eh he..parabàparabarabarapà” Un inferno! i gabbiani fuggirono via borbottando, il prete abbozzò un sorriso e ctramazzò al suolo in coma etilico, i decibel emessi dai “ciucciadodores”, così si facevano chiamare, erano al limite massimo della sopportazione umana ma anche animale. Laura si voltò intorno esterefatta, era un fuggi fuggi generale, cercò con lo sguardo Francisco e rabbrividì, era in preda ad una delle sue crisi, le pupille dei suoi occhi roteavano su se stesse, e cominciava a tremare sempre più forte, temeva il peggio. El tarci non potendo fare più niente si limitò a svenire dietro un agave, era troppo surreale quello che stava succedendo, intervennero così quelli della policia locale, provarono a fermare El ciuccia, ma lui si girò di scatto e con una strombazzata fenomenale li lasciò sul posto inermi, Enriquez quatto quatto si diede alla chetichella verso la spiaggia, altri lo seguirono immaginando quello che sarebbe successo a breve. Francisco era ormai fuori controllo, il rumore scatenava in lui una sorta di trasformazione, emetteva degli strani suoni e aveva la bava alla bocca, afferrò un macete che El verdureros usava per tagliare i cocchi edi diresse verso El ciuccia, nessuno aveva dubbi sulle sue buone intenzioni. Fendeva l’aria col macete con ferocia cieca ma El ciuccia schivava tutti i colpi e non smetteva mai di suonare, solo un colpo di striscio gli tagliò un pezzettino di baffo, poi però vide che intorno a lui non era rimasto nessuno allora si rese conto della nuova situazione. Enriquez, El tarci, quasi tutti gli ambulanti compreso il capitan uncino erano già sul vascello, El Tribulas stava per tagliare la corda che ancorava alla spiaggia l’imbarcazione, a nuoto anche il gendarme Octavio tentava di salire a bordo, ormai anche lui doveva scappare di lì. El ciuccia con la sua gente si era premunita, prima di arrivare lì quella mattina avevano nascosto una lunga piroga tra le mangrovie dietro la baia, salirono a bordo e pagaiando a più non posso arrivarono in tempo prima che il vascello salpò. Laura nel frattempo era riuscita a calmare Francisco, erano rimasti solo loro e regnava un silenzio surreale, il silenzio dopo la tempesta. Videro uscire dalla baia il vascello dei disperati, a suo modo codesti strani personaggi vollero salutarli per sempre salutandoli a modo loro, spararono un grande razzo nel cielo, il fumo formò la sagoma di un cuore, poi si trasformò ancora e prese le sembianze di un numero:il 69 ! Scomparvero all’orizzonte, Laura non ebbe il coraggio di maledirli per la festa rovinata, in fondo era stata lei a progettare il tutto, anzi avrebbe sperato che questi fossero ritornati nella loro terra. Francisco aiutò il prete a rialzarsi, gli offrì una birra per riprendersi, consumarono lo stesso il loro matrimonio, fu ancor più bello di come se lo erano immaginato, una splendida baia deserta e silenziosa, i gabbiani tornarono un pò diffidenti, ma poi non videro trombe in giro e si rilassarono al sole del Mexico.

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